KANDAHAR, 12 Aprile 2007: In una delle tante stazioni abusive nel centro di Kandahar, i conducenti aspettano che i loro minibus siano strapieni di gente prima di intraprendere il difficile viaggio verso gli altri distretti della provincia. “Ogni volta che prendo l’autobus, ho paura. Fuori città, le strade sono molto pericolose,” dice Abdul Kabir, un contadino che vive a Spearwan, un paesino nel distretto di Panjwayi, a circa quaranta chilometri dal centro di Kandahar. Un ragazzo si intromette nel discorso per dire la sua: “Quando vado al mio villaggio in bicicletta, ad ogni posto di blocco mi puntano il fucile addosso. Se mi faccio crescere la barba, i soldati mi accusano di essere un talebano, e se me la taglio, i talebani mi dicono che sono una spia del governo.”
Anche Mohammad Khan, l’autista di uno dei minibus che va avanti e indietro da Kandahar a Spearwan, lamenta la mancanza di sicurezza. “Durante la notte rimango qui in città e dormo nel minibus, perchè ho paura che nel mio villaggio mi vengano a prendere i talebani. Dicono che aiuto il governo, che me la faccio con gli stranieri, ma non è vero.” D’altra parte, Mohammad Khan non esita a condannare l’esercito afgano: “Non mi fido dei soldati. Vogliono sempre perquisire il mio minibus, poi non trovano niente e mi chiedono soldi.”
Torjan, che abita a Pashmol, nel distretto di Jhari, dice che nessun gruppo armato riesce a mantenere il controllo sulla sua comunità: “Un giorno ci sono i talebani, il giorno dopo l’esercito afgano, dopo arrivano gli americani, poi tornano i talebani… vanno e vengono, e la gente del villaggio non sa mai cosa aspettarsi.” Sayed Ahmad, che abita a Talokan, un villaggio nel distretto di Panjwayi, ha dichiarato: “Gli stranieri non portano sicurezza. Ci bombardano, poi arrivano nel villaggio, si arrampicano sui muri ed entrano nelle nostre case senza permesso.” Quando gli chiedo quali villaggi sono stati bombardati recentemente, Sayed Ahmad recita una lunga sfilza di nomi: Talokan, Pashmol, Ashogha, Spearwan, Zangabad e molti altri ancora.
Akhtar Mohammad, anche lui un residente di Talokan, conferma e rincalza le affermazioni del suo compaesano. “Hanno bombardato il nostro villaggio la settimana scorsa e hanno ucciso più di 100 persone. La situazione non fa che peggiorare. Gli stranieri uccidono donne e bambini, ogni giorno ci sono sempre più talebani e noi ci troviamo in mezzo al fuoco incrociato.” Ovviamente, le informazioni che si raccolgono per strada vanno prese con le pinze, ma è chiaro che i pendolari che viaggiano in minibus si sentono in costante pericolo. Inoltre, non nutrono la benché minima fiducia nell’esercito afgano e tanto meno nelle forze internazionali. Molti di loro rinnegano anche i talebani, ma bisogna considerare che la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un occidentale con un taccuino in mano potrebbe aver influenzato le dichiarazioni degli intervistati.
Per quanto riguarda il futuro, i pendolari sono inevitabilmente pessimisti ma la maggior parte di loro preferisce non formulare alcun tipo di previsione. Secondo Mohammad Khan, l’autista, “la gente qui non può fare altro che vivere alla giornata. Quale futuro ci aspetta lo sa solo Dio.”